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Quando si ritorna per la seconda volta in una casa amica, non sono più le stanze e ciò che le arreda a colpire l’attenzione, ma la mano silenziosa che se ne prende cura ogni giorno, che ha custodito con amore e pazienza il proprio posto sapendo che si sarebbe tornati ad occuparlo, e gli affetti profondi che travolgono in un caldo abbraccio e che ci dicono che in realtà quel posto non è mai rimasto vuoto… E allora non sono più solo i sorrisi dei bambini che abbagliano, ma si scorgono gli sguardi fieri e grati degli anziani, non c’è solo la solidarietà che si desidera portare, ma quella più profonda e commuovente che si riceve, non c’è solo una comunità di donne coraggiose e di grande amore che offre ospitalità, ma l’affetto di una madre e di tante sorelle da portare come tesoro prezioso nel proprio cuore. Si capisce perché, appena si riconoscono dall’aereo quelle strade di terra rossa, così accesa e mai dimenticata, si prova la stessa emozione di quando si scorge da lontano il tetto di casa e si ha solo voglia di scendere subito a calpestarla, quella terra, così feconda di incontri….
Tornare a Gatare diventa così una profonda esperienza di bene: è il bene che si continua a ricevere da ogni persona che si ritrova, è il bene che ci si consegna reciprocamente in uno scambio di povertà, è il bene che si sente di volere in modo viscerale a questo angolo di mondo così diverso eppure così familiare. Francesca
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