Carissimi amici, sono sincera, in questo momento non mi trovo più appollaiata sulla mia sedia nel saloncino della casetta dei volontari, non c’è più la tovaglia a quadretti azzurri con le oche che si rincorrono allegramente sul tavolo, né tantomeno la sagoma degli alberi della foresta contro il cielo della sera che scorgo dalla finestra mentre raccolgo le idee e incomincio a scrivere o il fuoco del caminetto che mi fa compagnia… Cronologicamente è il 2 luglio e vi scrivo dal caldo estivo che tutti voi ben state apprezzando, dal PC della mia stanza di Chiavari… Sono rientrata ieri mattina, avrei in realtà voluto scrivervi ben prima, ancora a Gatare, ma ancora una volta il tempo è stato poco generoso in questo senso..o forse ho preferito privilegiare i miei rapporti con Gatare in un commiato un po’faticoso da entrambe le parti… Però con la mente sono rimasta lì, a quegli istanti, e quello che avrei voluto raccontare sulla tastiera del PC in realtà era già tutto nei miei pensieri e allora fate conto che io vi stia scrivendo nel pomeriggio di martedì 29 giugno nel mio viaggio di discesa da Gatare a Butare per rientrare in Italia…
Carissimi amici, direi che la situazione non è cambiata molto dall’ultima volta che vi ho scritto, e che nascano bambini o meno, ho sempre parecchio da fare e poco tempo per raccogliere le idee… Però sono molto felice e questo vi basti! Ho l’impressione che qualcuno sia rimasto un po’ “spaventato” da certi ritmi di lavoro che inevitabilmente facevano da sfondo alla mia ultima lettera, ma mi sento di rincuorare tutti, sono in ottime condizioni fisiche, quello che faccio lo faccio con il cuore e non mi costa nessuna fatica, e poi, insomma, quando si racconta, si racconta quello che si fa, non quello che non si fa, però ci sono anche notti molto quiete e momenti di grande tranquillità che mi concedono anche di “staccare” dall’attività del Centro di Salute! E allora, per dimostrarvi ciò, vi racconterò proprio di una passeggiata domenicale, che a onor del vero avrebbe dovuto già appartenere alla scorsa lettera, ma che vi ho risparmiato visto la chilometricità che avevo raggiunto con quanto già scritto! Beh, dopo tanta vita gatarese passata tra la Missione e il Centro, effettivamente domenica pomeriggio avevo voglia di “allargare”un po’ i miei orizzonti e così me ne sono partita per fare una bella passeggiata, approfittando del fatto che c’era una sola donna in travaglio, ma veramente all’ inizio e molto lenta nel suo progredire..
Carissimi amici, credetemi, sono un po’ in difficoltà! Ogni giorno mi propongo di fermarmi a scrivere per dare mie notizie, ma non riesco mai ad averne il tempo (o la forza per concentrarmi..), in questo periodo ho proprio da fare! E così il tempo passa, le cose che si vorrebbero raccontare si accumulano sempre più e diventa sempre più complicato fermarsi a riordinare le idee e partire da qualche parte… E allora lascerò semplicemente andare le emozioni e partirò da quelle… Sì, perché di emozioni ce ne sono sempre tante e contraddittorie, qui a Gatare, ma sicuramente quelle che mi accompagnano fedelmente in questo periodo così indaffarato sono quelle che si legano al mistero della vita, trovandomi costantemente trascinata dentro ad un’ondata di nascite che sta un po’ meravigliando tutti! Il Reparto di Maternità in questo periodo è al “tutto esaurito” in un continuo concerto di vagiti che fa da costante sottofondo alle nostre giornate di lavoro al Centro di Salute!
Carissimi, da qualche giorno desideravo scrivere la mia seconda lettera e darvi mie nuove notizie, raccontandovi la mia prima settimana di nuovo lavoro a Gatare, ma negli ultimi due giorni sono successe talmente tante cose, da impedirmi di avere il tempo necessario per scrivere, mentre mi trovo a custodire incontri ed eventi così densi, che mi sembra giusto iniziare da lì questa condivisione con voi…
Partirò da ieri, una piovosa domenica di festa a Gatare.. si celebra il Corpus Domini e la gente di qui mi ha spiegato che non passa anno che in questa domenica non piova: dicono che è il Signore che si manifesta (del resto la pioggia porta fertilità, mi ha detto con un paterno sorriso Venuste)…e allora anche questa pioggia che cade insistentemente in un’atmosfera grigia e umida che mi porta penetranti brividi di freddo, assume un significato diverso, ancora una volta gli occhi delle gente di Gatare mi stanno insegnando un altro modo di guardare il mondo…
Nell’aria si palpa l’atmosfera di una giornata speciale, i tamburi hanno risuonato a festa portando la loro voce per tutta la campagna, una folla di gente colorata è salita alla Parrocchia sotto la pioggia: alla messa delle 10,30 si celebrano 80 Prime Comunioni!
Carissimi amici, forse questa lettera coglierà di sorpresa qualcuno: prendetela come una bella sorpresa e perdonatemi, ma non sono riuscita ad avvisare tutti che sarei ripartita così a breve...Del resto vi pare che riuscissi a stare troppo lontano da Gatare? E così rieccomi qui, al mio posto, a raccontarvi fitto fitto di quest'angolino sperduto di Africa e a travolgervi con le mie emozioni, che spero contagino un po' anche voi! In questo momento vi scrivo dalla stanzetta dell'infermiere di guardia del Centro di Salute, dove mi sono accampata con un portatile, stretta tra il letto con la sua ormai familiarissima coperta rossa a fiori e la parete gialla, in compagnia degli insetti notturni che danzano attorno alla lampadina, perché è sera, ci sono tre donne in travaglio e, tanto per cambiare, è saltato il ripetitore per cui i telefoni non funzionano! Così, per non complicare troppo la vita al povero Anastase con il quale condividerò gli eventi della notte, ho deciso di restare qui, tanto so come trascorrere il tempo (chissà poi quando riuscirò ad inviarvela, visti i nuovi problemi di comunicazione, ma intanto comincio!) Beh, non c'è che dire, sono poco più di 24 ore che sono arrivata a Gatare, e sono di nuovo immersa nella vita di qui, come se non me ne fossi neanche andata...