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Pensieri...e lettere da Gatare
Gatare a New York? PDF Stampa E-mail

ImageBeh..... proprio Gatare no ma il Rwanda sì. E' una spicchio del Rwanda, della sua popolazione laboriosa e povera che ho inaspettatamente incontrato a New York tra gli scaffali di Macy's, uno dei più lussuosi, famosi e mastodontici supermercati americani.

Proprio lì, sulla trentaquattresima strada, all'incrocio con la settima avenue, la mitica strada della moda, ho respirato, assieme al lusso più esclusivo del mondo, il profumo della terra d'africa.

Un angolo del sesto piano del grande magazzino era stato dedicato al Rwanda e sugli scaffali erano esposti cesti e vassoi confezionati da artigiani rwandesi. Una scritta sintetizzava lo spirito dell'iniziativa: “Rwanda, la strada verso la pace” mentre un video illustrava il lavoro artigianale ed un cartello invitava ad acquistare i prodotti per favorire il commercio rwandese.

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9 marzo 2009 PDF Stampa E-mail

Ciao!!!!!Image
    Qui a Gatare i giorni scivolano letteralmente via, ma lasciano legati a se`una quantita`infinita di incontri... Pensare che tra una settimana sara`tutto finito sembra impossibile....
Mercoledi`mattina abbiamo accompagnato l´assistente sociale e la nutrizionista del Centro Nutrizionale a fare le visite domiciliari alle famiglie dei bambini malnutriti: abbiamo visitato una zona particolarmente povera e disagiata, incontrando le storie piu`disperate che potessimo immaginare, ma tutti ci hanno accolto con gioia cercando di offrirci quel poco che potevano dare; tutti, ma proprio tutti, al nostro arrivo andavano a recuperare le loro panchette e le preparavano perche`potessimo sederci a godere della loro ospitalita`...ho avuto proprio la sensazione di quanto fosse sacro visitare quella poverta`...

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Lettera di Francesca (2 marzo 2009) PDF Stampa E-mail

Eccomi di nuovo!!! Qui ogni giorno porta con se tante emozioni e tanti incontri, che avrei da scrivere per ore ed ore, ma per adesso avrò pietà, anche perchè non posso monopolizzare il PC per tutto il tempo...
ImageRipartendo da dove eravamo rimasti, la piccola Sorina, la bimba che era rimasta sotto le macerie della sua casa, è ritornata a casa tra la gioia di tutti: per tre giorni ci è corsa incontro quando ci vedeva arrivare al Centro di Salute tendendo la sua manina ed è stato il nostro raggio di sole!
Sabato invece abbiamo trascorso una giornata straordinaria tra la gente dei villaggi: essendo saltata la gita al lago Kivu a causa dell’ improvvisa partenza di Luigi, abbiamo deciso di accompagnare gli infermieri che andavano a fare i test per l' HIV tra la gente delle colline, così, stipati come sardine sulla jeep, siamo partiti saltellando per la strada di terra rossa con gli infermieri che schiamazzavano animatamente come se andassero in gita scolastica!

Viaggiare per il Rwanda è l’esperienza più gioiosa che si possa fare, il cuore fa letteralmente le capriole, Non si vorrebbe mai arrivare, è un continuo incrociare gente che cammina ai bordi delle strade il cui viso si illumina di un immenso sorriso di fronte alla scoperta di un cenno di saluto che proviene dall’ interno della macchina da parte di uno straniero venuto da chissà dove....e quella gioia per quell’incontro inatteso sarà compagna preziosa di tutta una giornata.

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Ritorno a Gatare PDF Stampa E-mail

ImageQuando si ritorna per la seconda volta in una casa amica, non sono più le stanze e ciò che le arreda a colpire l’attenzione, ma la mano silenziosa che se ne prende cura ogni giorno, che ha custodito con amore e pazienza il proprio posto sapendo che si sarebbe tornati ad occuparlo, e gli affetti profondi che travolgono in un caldo abbraccio e che ci dicono che in realtà quel posto non è mai rimasto vuoto… E allora non sono più solo i sorrisi dei bambini che abbagliano, ma si scorgono gli sguardi fieri e grati degli anziani, non c’è solo la solidarietà che si desidera portare, ma quella più profonda e commuovente che si riceve, non c’è solo una comunità di donne coraggiose e di grande amore che offre ospitalità, ma l’affetto di una madre e di tante sorelle da portare come tesoro prezioso nel proprio cuore. Si capisce perché, appena si riconoscono dall’aereo quelle strade di terra rossa, così accesa e mai dimenticata, si prova la stessa emozione di quando si scorge da lontano il tetto di casa e si ha solo voglia di scendere subito a calpestarla, quella terra, così feconda di incontri….

Tornare a Gatare diventa così una profonda esperienza di bene: è il bene che si continua a ricevere da ogni persona che si ritrova, è il bene che ci si consegna reciprocamente in uno scambio di povertà, è il bene che si sente di volere in modo viscerale a questo angolo di mondo così diverso eppure così familiare.

 

Francesca 

dal diario del soggiorno a Gatare (11-25 settembre 2007) PDF Stampa E-mail

 … Perché bisogna vivere la vita per come è… 

 Ecco, ci sono. Sono in Africa.

Gatare è il villaggio mai toccato dalla mia immaginazione, è sorpresa, è novità in tutti i sensi.

Per raggiungere Gatare il mio occhi si perdono tra le colline, tra i colori della natura e dell’opera umana; il cielo qui mi sembra più basso di quello di Genova… le nuvole sfiorano le cime e il cielo sembra quasi che voglia toccare questa terra ed i suoi abitanti.

ImageLa strada per arrivare alla missione è dissestata, ma ogni buca è “colmata” con una risata o una battuta generale del gruppo, le nostre mani non finiscono di salutare tutte le persone che incontriamo lungo il cammino ed ogni saluto è l’unione di un sorriso e di calore interiore.

Si arriva e l’accoglienza è uno spettacolo di musiche e di danze da parte dei bambini dell’asilo, che ci vengono in contro curiosi, impazienti e colpiti.

Dopo già pochi giorni a Gatare, mi sono accorta di quanto, spesso, sentissi il peso di essere una  “bianca occidentale”, quello status che mi sono sentita addosso indipendentemente da quello che ero e che facevo. Capitava che, durante le uscite, distribuivamo caramelle e palloncini, e ci ritrovavamo letteralmente assediati da bambini e ragazzi di ogni età che ci chiedevano insistentemente qualcosa. I giorni successivi nessuno si avvicinava a me per salutarmi, o per chiedermi chi ero e cosa facevo, l’unica inequivocabile richiesta era una caramella, un palloncino o un vestito… venivo ormai considerata solo per quello che davo e non per quello che ero..........

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